Conclusioni

 

In un contesto sempre più internazionale pare necessaria l’armonizzazione del linguaggio, pertanto l’uniformazione di principi valutativi e terminologia sono un passo indispensabile, così come l’adozione di una comune due diligence.

Non pare però un atto né necessario né utile abbandonare il tradizionale approccio alla stima tipico della tradizione estimativa italiana, dove è l’analisi dei rapporti economici giuridici intercorrenti tra fatti, cose e persone a determinare l’aspetto economico (o criterio di stima). Così più convincente risulta la considera- zione del valore di mercato quale quesito di stima e l’utilizzo del costo quale possibile guida per risolvere il quesito (V. Gallerani, 1987).

Sotto il profilo meno formale, l’applicazione del costo nella stima immobiliare trova numerosi contesti applicativi, non strettamente legati alle classiche determinazioni di danno o al valore assicurativo, ma riconducibili a specifici contesti mercantili (tipicamente ad elevata concorrenza) e particolari tipologie immobiliari (come ad esempio i fabbricati produttivi).

Infine, il ricorso all’utilizzo del costo deprezzato si raffronta con la difficile determinazione della vita utile del fabbricato o di sue parti e delle modalità di deprezzamento. Tale ambito meriterebbe indagini ed analisi di tipo prettamente tecnico, riconducibili a tematiche di ricerca di natura ingegneristica.

 

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